Sabato 25 novembre dalle 17:00 alle 19:00 presso lo spazio espositivo in Via Giuseppe Candeo, AreA M Associazione multidisciplinare Arte-Architettura APS inaugura una mostra-convegno curata da Ruggero Lenci e Amelia Mutti, dedicata a uno dei grandi maestri della scuola romana di architettura scomparso recentemente; l’architetto Paolo Portoghesi. Sono stati invitati a esprimere le loro visioni con fotografie, quadri, citazioni delle pubblicazioni dell’architetto, artisti e architetti della realtà romana e non solo. Espongono per dal 25 novembre al 30 novembre: Gea Albanese, Gianfranco Carrara, Carmen Carbone, Maria Cipriano, Massimo D’Angelo, Carlo D’Orta, Ruggero Lenci, Blanca Moreno De Barreda, Amelia Mutti, José María Ordeig, Magda Quesada Ordeig, Domenico Prantera, Giovanni Rebecchini, Paola Rossi, Luigi Salvatori, Franco Purini, Stefano Tagliati, Tommaso Valle, Aurea Vattuone.

Presenta la mostra dal tema “Riflessi e riflessioni” Mario Pisani, intervengono per un saluto istituzionale, Amedeo Ciaccheri, presidente Municipio VIII insieme a Maya Vetri assessora Cultura e Monica Rossi, presidente commissione Cultura.

Il 26 novembre alle ore 17:00 animano il confronto alcuni tra i nomi più significativi autoriali e dell’architettura, quali: Nicola di Battista, Giuseppe Pullara, Franco Purini e Tommaso Valle. Il dibattito curato da Ruggero Lenci è incentrato sull’importanza dell’opera dell’architetto Portoghesi quale esponente della Scuola romana di architettura, citato dallo stesso Lenci nella presentazione:

“La Scuola romana di Architettura ha varie sfaccettature, e una di queste è rappresentata dalla monumentale opera di Paolo Portoghesi che si nutre di punti di osservazione avventurosi e inconsueti. E’ pertanto essenziale riflettere su questa figura, composta da una miriade di riflessi che il nostro ha saputo magistralmente interpretare nei caleidoscopici dispositivi spaziali e luminosi delle cupole della moschea romana e in altre opere.

Ruggero Lenci

Il desiderio di continuità con la storia lo ha portato a trattare il tema della presenza del passato avvicinandolo a una sorta di darwinismo architettonico riassumibile con le parole di Ernst Haeckel “l’ontogenesi ricapitola la filogenesi”, ovvero il progetto riassume la storia dell’architettura. In questo viaggio a ritroso va detto che Portoghesi è rimasto spesso ammaliato dalla filogenesi dell’architettura, inchinandosi ad essa con la riverenza dei grandi, facendo un passo indietro rispetto all’innovazione dissacrante a tutti i costi.

Una revisione storiografica potrebbe trovare in questo suo atteggiamento, definito dalla vulgata “postmodernista”, la forza della modestia: quella qualità secondo la quale l’evoluzione, la storia, l’architettura ecc. devono procedere riducendo al minimo ciò che i filosofi della scienza identificano con i “salti ontologici”. Se questo è vero allora Paolo Portoghesi va ancora realmente capito nella sua dimensione di un Ulisse che, a contatto con le meraviglie delle sirene della storia e fedele alla propria sensibilità, non riesce a rimanere indifferente al cospetto della straordinaria sedimentazione spaziale cosparsa nel corso del tempo. Tutto ciò gli impedisce di operare una tabula rasa, diventando per lui la “filogenesi”, e non il vuoto, alimento dal quale partire per far scaturire, senza far rumore, il nuovo.”

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